La Storia della Specialità Carristi

La Storia della Specialità Carristi si è sviluppata lungo un percorso abbastanza tortuoso che attraversa oltre un secolo di evoluzione dottrinaria, tecnologica e organizzativa della componente “pesante” dell’Esercito Italiano.
Dalle prime esperienze con i mezzi blindati alla definizione dei reparti contemporanei, in un’altalena non sempre comprensibile di ordinamenti, sempre apparentemente sospesa tra indecisioni, decisioni, colpi di genio e ripensamenti, la Specialità è stata capace di sviluppare una propria identità, fatta di tradizioni, simboli, mentalità, valore, reparti e figure che ne hanno segnato le vicende e l’affermazione ne tempo.
La storia del corpo non può limitarsi soltanto a quella delle macchine avute in dotazione nel tempo, ma è anche quella degli ordinamenti, delle dottrine, delle operazioni; è anche la storia delle speranze, delle incomprensioni, dei successi ma anche quella delle delusioni. Su tutto predomina il valore indiscusso dei protagonisti, valore che non è soltanto bellico ma anche tecnico.
Per garantire una consultazione il più possibile chiara e ordinata, questa sezione del sito – che verrà progressivamente completata ed arricchita – raccoglie i principali temi storici in sottopagine dedicate, accessibili tramite i sottostanti pulsanti. In questo modo si evita di appesantire il menu principale e si offre al visitatore più curioso un percorso lineare, coerente e facilmente navigabile e facilmente gestibile da parte della redazione web.

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I Carristi non arrivarono dalla Luna

Prima che i carri armati entrassero stabilmente nei reparti, c’erano i fanti. Uomini temprati dalla Grande Guerra, abituati alla fatica delle marce, al fango delle trincee, alla tragedia dell’assalto, al comando esercitato sotto il fuoco.
Da tutti i reggimenti della Fanteria e dalle sue specialità provennero gli ufficiali e i sottufficiali chiamati a dare vita a quella che sarebbe divenuta la nuova specialità Carristi: fanteria di linea, granatieri, bersaglieri, anche alpini. Era nei ranghi inesauribili della Regina delle Battaglie che l’Esercito trovò gli uomini più esperti, più affidabili, più pronti a misurarsi con la novità di una tecnologia allora rivoluzionaria.
Tutti gli ufficiali assegnati alla nuova componente erano veterani decorati al Valor Militare, ufficiali che avevano imparato a leggere il terreno, a mantenere la coesione del reparto, a decidere con lucidità anche quando tutto sembrava crollare nei cimenti in cui era impossibile mentire, indispensabile avere il cuore saldo e inevitabile dare l’esempio alle proprie truppe, lottando o morendo fianco a fianco con i propri soldati. Mangiando la stessa amara minestra.
Furono i reggimenti dell’arma di Fanteria la vera scuola di comando degli ufficiali carristi, furono quei reggimenti a forgiarli, e a fornire alla costituenda specialità quadri già maturi, solidi, disciplinati, concreti, capaci, trascinatori. Interessati al nuovo.
Fino al 1942, ogni ufficiale carrista aveva alle spalle l’esperienza guerriera vissuta in un antico reggimento di Fanteria o di una delle sue belle specialità.
La Specialità carri fu senz’altro una novità ma essa non nacque come corpo separato o improvvisato, ma come prosecuzione naturale – ancorchè originale e inattesa – di un’arma gloriosa: un ramo nuovo cresciuto da un tronco antichissimo e robusto, portando dentro corazze e motori la stessa energia combattiva e la stessa pazienza che aveva sostenuto i fanti in mille battaglie nei tremila anni precedenti: la fanteria è la Regina delle Battaglie, i Carristi sono i nuovi Principi della manovra.
A questa continuità di valori, competenze e tradizioni risalgono le vere radici identitarie, la mentalità e lo stile di comando di quella che è divenuta la più potente e manovriera Specialità dell’Esercito.

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