Introduzione
Le Grandi Unità sono formazioni pluriarma e plurispecialità che inquadrano unità e reparti di varia tipologia. Le Grandi Unità Corazzate non hanno inquadrato solo i Carristi ma tutti gli elementi necessari a sviluppare la manovra meccanizzata, della quale i Carristi sono i principi per definizione. La storia delle Grandi Unità Corazzate italiane è dunque intimamente collegata a quella del corpo dei Carristi e si identifica con essa, attraversando quasi novant’anni di trasformazioni dottrinali, tecnologiche e organizzative. La loro evoluzione organica e dottrinale riflette, di volta in volta, le condizioni politiche ed economiche del Paese, le capacità industriali, i mutamenti della strategia nazionale e l’influenza dei contesti internazionali.
Dalle prime formazioni corazzate dell’anteguerra alla ricostruzione dell’Esercito della Repubblica, dalla lunga stagione della Guerra Fredda fino alla modernizzazione del XXI secolo. Ancorchè estremamente variabili nei loro volumi organici e nel loro numero, queste unità hanno rappresentato e continuano a rappresentare un elemento costante della capacità terrestre italiana.
Per offrire una lettura chiara e coerente, il percorso che segue è articolato in quattro fasi cronologiche distinte:
- 1936-1940 – il periodo dei Raggruppamenti (Africa Orientale, Spagna, Albania, Fronte Occidentale e Libia);
- 1940‑1944 – le Divisioni Corazzate (“Centauro” (131^), “Ariete” (132^) e “Littorio” (133^) e qualche cenno sulle altre (134^, 135^ e 136^);
- 1945-1946 – le limitazioni del Trattato di Pace in fatto di carri armati;
- 1947‑1952 – la rinascita delle unità corazzate nel nuovo quadro repubblicano e atlantico;
- 1952‑1986 – la strutturazione del modello corazzato italiano all’interno della dottrina NATO;
- 1987‑2026 – la progressiva modernizzazione, la professionalizzazione e l’adattamento alle esigenze operative contemporanee.
1936‑1940 – Il periodo dei Raggruppamenti
Il Raggruppamento Carri d’Assalto della Somalia
Inquadrati nel Raggruppamento carri d’assalto della Somalia, i Carristi presero parte alla campagna di guerra contro l’Etiopia. Dotati di mezzi assolutamente nuovi, contro un avversario privo di analoghi mezzi di combattimento, i Carristi erano fermamente convinti d’essere i rappresentanti del soldato del futuro e rappresentavano, sia pure con tutti i limiti tecnici che soltanto oggi è possibile riconoscere, l’espressione tecnologicamente più avanzata dell’Esercito Italiano di allora. Con questa convinzione e con la determinazione che ne seguiva, i Carristi della Somalia seppero affrontare la lotta in un terreno difficile, a bordo dei piccoli ed agilissimi carri L, o delle vetuste autoblindo Lancia-Ansaldo 1ZM o delle più potenti, ma inadatte, Fiat 611.
Il Raggruppamento Carristi del C.T.V.
Il Raggruppamento Reparti Specializzati, dal 22 febbraio al 24 aprile 1937 (Colonnello Carlo Rivolta, Comandante del 3° Reggimento Fanteria Carristi di Bologna). Il 25 aprile successivo il Comando passò al Colonnello dei Carristi Valentino Babini giunto (Comandante in atto del 3° Reggimento Fanteria carrista di Bologna).
Il 15 ottobre 1937 l’unità fu ribattezzata Raggruppamento Carristi e gli venne assegnato un reparto controcarro da 37 mm.. Il mese successivo ricevette un reparto mitraglieri contraereo. Con il passare del tempo il Raggruppamento risultò costituito da: una compagnia comando, due battaglioni carri d’assalto su due compagnie ciascuno, una squadriglia autoblindo, due sezioni pezzi controcarro (una da 37 e l’altra da 47) e da un centro riparazioni e recuperi.
Il 1° ottobre 1938 il comando fu assunto dal Colonnello Roberto Olmi (in Patria il Comandante titolare del 2° Reggimento Carristi di Verona) che conservò il comando sino allo scioglimento dell’unità avvenuto il 31 luglio 1939.
In un secondo tempo, al Raggruppamento si aggiunse, per la parte italiana, un battaglione motomitraglieri (Maggiore Salvatore Zappalà), poi sostituito dal Maggiore Pietro Aresca, futuro Comandante del 32° Reggimento Carristi di Verona e del 4° Reggimento Carristi mobilitato per l’Africa Settentrionale.
Il Raggruppamento Carristi in Albania
Il Raggruppamento carristi impiegato nel corso delle operazioni per l’occupazione dell’Albania fu formato da due battaglioni carri leggeri del 4° Reggimento Fanteria carrista il Comandante del quale assunse il comando di tale Raggruppamento (Col. D’Antoni)
I Raggruppamenti celeri sul Fronte Occidentale
Nel giugno del 1940, sul fronte occidentale, i Carristi operarono inquadrati in due Raggruppamenti celeri:
2^ Armata, Raggruppamento celere della 2^ Armata che includeva, insieme a un reggimento bersaglieri e un reggimento a cavallo anche il 1° Reggimento Fanteria carrista (Colonnello Antonio Galleani), operante lungo i fondovalle della zona del Moncenisio.
4^ Armata, Raggruppamento celere che includeva, insieme a un reggimento bersaglieri e un reggimento a cavallo, anche il 33° Reggimento Fanteria carrista (Colonnello Ugo De Lorenzis), operante lungo i fondovalle della zona del Piccolo San Bernardo.
Una volta cessate le ostilità con la Francia, il 2° Raggruppamento celere perse il proprio numero ordinativo e passò alla 2^ Armata dislocandosi, previa la sostituzione del 1° Reggimento Fanteria carrista con il 3° Reggimento Fanteria carrista (Colonnello Antonio Pedoni) avvenuta il 9 agosto 1940, a ridosso del Confine Orientale (valle del Vipacco) allo scopo di dissuadere eventuali iniziative della Jugoslavia, il 16 ottobre 1941 il 3° tornò in guarnigione a Bologna.
Il Comando Carri Armati della Libia, la Brigata Corazzata Speciale e il Raggruppamento celere della 10^ Armata
La Brigata corazzata Speciale era una Grande Unità meccanizzata di contingenza della forza corrispondente a una divisione corazzata (tuttavia priva dei servizi), istituita il 25 novembre 1940 in Libia per ordine del Generale Graziani Comandante Superiore in Libia. Essa fu ottenuta per trasformazione del pre-esistente Comando Carri Armati della Libia, ente che aveva compiti di gestione tecnica, addestrativa e logistica al quale facevano capo tutti i battaglioni carri leggeri presenti in Colonia (assegnati alla 5^ e 10^ Armata) ed al quale nel luglio 1940 si aggiunsero il 4° Reggimento Fanteria Carrista (con I e II battaglione carri M11) e nel il III e V battaglione carri M13 fatti affluire dall’Italia. La Grande Unità era al comando di Valentino Babini, primo ufficiale della Specialità Carristi ad aver raggiunto il grado di Generale di Brigata.
La creazione di questa grande unità, il cui organico nel corso dei mesi subì varie evoluzioni, perseguiva lo scopo di raggruppare e gestire unitariamente operativamente le varie unità corazzate presenti in Colonia al fine di disporre di una formazione corazzata sufficientemente mobile e potente per contrastare le efficienti e pericolose incursioni delle unità meccanizzate della West Desert Force britannica operante dall’Egitto contro le nostre fanterie allora interamente appiedate.
Ai primi di febbraio 1941 ad affluire in Libia fu anche il Comando del 1° Reggimento Fanteria Carrista (mobilitato) al quale furono assegnati – direttamente in loco – il VI battaglione carri M13, giunto dall’Italia, e il XX battaglione carri M13 creato in Libia per semplice e frettolosa trasformazione del pre-esistente XX battaglione carri leggeri “Trombi”. Dette aliquote non furono mai assegnate alla Brigata corazzata Speciale del Generale Babini, ma vennero riunite in un Raggruppamento celere tenuto alla mano dal Comando della 10^ Armata. L’offensiva britannica del 6 febbraio 1941 sorprese letteralmente il 1° Reggimento Carristi ad Agedabia pochissimi giorni dopo il suo arrivo, quando ancora l’unità non aveva avuto modo di amalgamarsi né di acquisire la necessaria capacità operatività. Il 1° Reggimento, insieme ai due suoi battaglioni, seguì la sorte dell’intera 10^ Armata il cui Comandante (Generale Tellera) cadde mentre era a bordo di un carro M13 appartenente al 1° Reggimento Carristi. Il Comandante del 1° Reggimento e numerosi ufficiali del Comando furono catturati dagli Inglesi.
La Brigata corazzata Speciale, che il 24 gennaio perse il 4° Reggimento carri a Tobruk, cessò di esistere l’8 febbraio 1941 a Beda Fomm dopo aver combattuto più che onorevolmente. In tale circostanza, anche il Generale Babini fu catturato dagli Inglesi.
1939‑1944 – Le Divisioni Corazzate
Il 16 luglio 1937, nel continuare lo sforzo di potenziamento della componente corazzata, il Ministero della Guerra ordinò la costituzione, entro un anno, della I e II Brigata corazzata, con sede rispettivamente a Siena e Milano.
Queste due brigate si costituirono entrambe il 15 luglio 1937, destinate ad inquadrare due nuovi reggimenti di Fanteria carrista che, a differenza dei reggimenti cadetti, avrebbero dovuto essere vere e proprie unità di manovra che avrebbero costituito il nerbo delle nuove grandi unità corazzate in via di formazione.
Nel 1939 le due Brigate, ricevuti gli elementi organici tipici del livello superiore, vennero elevate al rango di Divisioni corazzate. La I assunse il numero ordinativo 131^ e il nome di “Centauro” e la II il numero ordinativo 132^ e il nome di “Ariete”.
Nello stesso anno venne costituita la Divisione corazzata “Littorio” (133^) – sede Parma – ottenuta per trasformazione della pre-esistente, omonima Divisione di fanteria che aveva partecipato alla guerra di Spagna. Anche a quest’ultima venne assegnato un Reggimento di Fanteria carrista appositamente costituito.
La Divisione corazzata “Centauro” (131^)
Venne costituita il 20 aprile 1939 per trasformazione della I Brigata corazzata. La sede originaria del Comando era in Cremona. Dopo l’occupazione dell’Albania fu trasferita in quel paese. Nel 1940 venne impiegata nelle operazioni contro la Grecia. Successivamente partecipò alle operazioni contro la Jugoslavia. Rientrata in Italia si dislocò in Friuli dove procedette alla conversione dei propri organici sostituendo il carri L3/35 con carri M13/40 ed addestrandosi alla manovra corazzata con l’impiego delle radio. Sotto l’incalzare degli avvenimenti in Africa Settentrionale, mentre era ancora in Italia, cedette vari dei suoi battaglioni carri alla Divisione corazzata Littorio (XII, LI, IV) via via sostituti con altri di nuova costituzione. Nel novembre 1942 il suo 31º Reggimento carristi (insieme al 5º Reggimento bersaglieri) venne inviato in Libia per partecipare alla lunga battaglia di retroguardia a difesa delle unità italo-tedesche in ripiegamento dopo lo sfondamento britannico a El Alamein. Nella primavera del 1943, il Comando della Centauro anch’esso nel frattempo inviato in Africa Settentrionale, operò in territorio tunisino. A metà febbraio 1943, presso il passo di Kasserine, sconfisse gli angloamericani. La Divisione venne sciolta il 7 aprile 1943 ma le unità dipendenti continuarono la lotta fino al 13 maggio 1943.
La Divisione Corazzata “Ariete” (132^)
Fu la prima Divisione corazzata costituita per il Regio Esercito in data 1º febbraio 1939 per trasformazione della 2ª Brigata corazzata.
Nel corso della seconda guerra mondiale fu ininterrottamente impiegata in Africa Settentrionale a partire dal 24 gennaio 1941 (inizialmente con il 32° Reggimento Carristi poi sostituito dal 132° Reggimento carristi) dette prova di valore e di una accentuata flessibilità organizzativa, guadagnando il rispetto di alleati e avversari. Il suo impiego bellico terminò ai primi di dicembre 1942 allorché, nelle fasi finali della 3^ Battaglia di El Alamein, lanciata al contrattacco contro le forze attaccanti inglesi per favorire lo sganciamento delle nostre divisioni di fanteria, fu completamente distrutta. I suoi veterani però si riorganizzarono in altri reparti e continuarono la lotta sino all’epilogo in Tunisia.
La Divisione corazzata “Littorio” (133^)
Si costituì a Parma il 6 novembre 1939 sulla base della omonima 4^ Divisione fanteria d’assalto reduce dalla guerra di Spagna. Era questa una regolare Divisone del Regio Esercito, alimentata alla stregua delle altre. Ad essa venne assegnato il 33° Reggimento Fanteria Carrista, appositamente costituito nello stesso anno con tre battaglioni carri leggeri a suo tempo formati dal Reggimento Carri Armati, e avente sede nella stessa città. Nel giugno 1940 la Divisione partecipa alle operazioni contro la Francia sul fronte occidentale ma i suoi reparti operano distaccati sotto il comando di altre Grandi Unità nel settore del Piccolo San Bernardo. Nella primavera del 1941 venne dislocata a ridosso del confine orientale in vista del suo impiego nelle operazioni contro la Jugoslavia. L’11 aprile 1941 superò il confine jugoslavo e iniziò la rapida marcia che il 17 aprile l’avrebbe portata a Trebigne dove si congiunse alla Divisione corazzata “Centauro”, aliquota delle forze attaccanti da sud. Successivamente raggiunse la zona di Mostar, dove rimase sino al 15 maggio. Rientrata in Italia si dislocò in Friuli ove procedette alla sostituzione dei battaglioni carri L3/33 con altri dotati di carri M13/40 ed a un accuratissimo addestramento. Il 33° fu quindi sostituito definitivamente dal 133° Reggimento fanteria carrista. Nel dicembre 1941 l’intera Divisione si predispose al trasferimento in Africa Settentrionale dislocandosi nel sud Italia. Purtroppo l’effetto combinato della battaglia aeronavale nel Mediterraneo, che obbligò a un trasferimento parcellizzato, e la necessità di alimentare l’Ariete logorata dalla lunga campagna, compromise l’efficienza della Divisione che dovette cedere molti suoi reparti all’Ariete e alla Trieste. I reparti ceduti vennero in seguito sostituiti da altri a loro volta ceduti dalla Centauro. Nell’attesa di riassumere capacità operativa la Divisione “Littorio” assunse la direzione del Centro Istruzione Carristi operante in Libia. La divisione potè rientrare in linea a primavera con 116 carri. La Divisione corazzata “Littorio” cessò di esistere ai primi di dicembre 1942 dopo aver partecipato alla 3^ Battaglia di El Alamein.
Nota del webmaster:
I distintivi utilizzati in questa sezione per le tre Grandi Unità corazzate attive del periodo 1939-1942 non sembra abbiano riscontro storico. Infatti gli scudetti omerali per le Divisioni corazzate non furono mai adottati. Nel giugno 1939 fu disposto che le tre Divisioni rimanessero senza scudetto, poi nel 1940 con l’entrata in guerra e la conseguente adozione dell’uniforme di guerra gli scudetti furono aboliti per tutte le divisioni sebbene l’uso continuò da parte del personale – diciamo – a “titolo individuale”. Nel volume di N. Pignato e F. Cappellano “Insegne, uniformi, distintivi e tradizioni delle Truppe Corazzate italiane” gli autori dedicano quattro pagine all’argomento presentando alcuni bozzetti a colori inediti e molto interessanti e nel testo è riportato che gli scudetti proposti per le Divisioni corazzate fossero su fondo azzurro e cremisi (divisi orizzontalmente). In effetti gli scudetti su fondo scarlatto erano prerogativa delle Divisioni Motorizzate e di quelle di Fanteria tipo A.S. di presidio in Africa Settentrionale già prima della guerra. Nell’attesa di dipanare definitivamente l’argomento abbiamo deciso di utilizzare provvisoriamente gli emblemi su fondo scarlatto che eventualmente sostituiremo. Un ringraziamento a Carlo Ferri per la sua preziosa consulenza.
Il Raggruppamento motocorazzato (Sardegna)
Il Raggruppamento Motocorazzato in Sardegna fu una Grande Unità di formazione, posta al comando di un Generale di Brigata (Giovanni Maria Scalabrino, uno dei due unici generali Carristi che ebbero incarichi di comando nel corso della guerra), creata per rafforzare la difesa dell’isola, composta da battaglioni carri, reparti motomitraglieri (inquadrati nel 32° Reggimento Carristi nel corso del periodo della sua seconda mobilitazione), artiglieria e fanteria motorizzata.
Nel 1943 risulta formalmente inquadrato sotto il XIII Corpo d’Armata/Comando Forze Armate della Sardegna, con il compito di costituire la principale riserva mobile contro eventuali sbarchi alleati.
Tale Raggruppamento aveva una forza significativa, paragonabile a una Brigata corazzata, concepita come riserva d’urto in caso di incursioni nemiche. La sua struttura iniziale era la seguente:
- 32° Reggimento carristi (su II Battaglione carri leggeri, CC Battaglione carri Somua, XVI e XVII Battaglione carri medi, , DLXI gruppo semoventi da 75/18) e 2 battaglioni motomitraglieri);
- 1 gruppo di artiglieria da 75/27 a traino meccanico.
Tale Raggruppamento non si sciolse in occasione degli eventi armistiziali del settembre 1943 e, sia pure tra mille difficoltà, prese parte alla reazione anti tedesca. Alla data dell’8 settembre 1943, in aggiunta a quelli sopra elencati, il Raggruppamento risultava avere alle proprie dipendenze altri reparti (XXI battaglione autonomo di fanteria, I gruppo artiglieria da 100/27 e un battaglione cannoni controcarro da 47/32). Nel corso degli eventi assorbì ulteriori reparti affluiti dalla Corsica (il I/33° battaglione carri leggeri e il XX e CXXI battaglione semoventi controcarro da 47/32). Nella riarticolazione finale nell’ambito del Raggruppamento, per effetto della ripartizione degli elementi meccanizzati disponibili, venne anche ricostituito il 132° Reggimento Carristi su base carri leggeri.
1943 – La Divisione corazzata “Ariete” (135^)
La 135ª Divisione corazzata “Ariete” (135^) fu costituita a Ferrara il 1º aprile 1943 sulla base del comando della pre-esistente 2^ Divisione celere al quale vennero aggregate unità di cavalleria corazzata di nuova costituzione. La nuova Divisione fu condividendo il nome della Divisione corazzata “Ariete” (132^) non aveva alcuna continuità storica con quest’ultima.
Il solo reparto della Specialità carristi inquadrato in questa divisione neo costituita era il XV Battaglione semoventi controcarro da 75/34 (originato dal Deposito del 32° Reggimento Carristi)., Il 26 luglio 1943 fu spostata a nord della Capitale, inquadrata nel Corpo d’Armata Motocorazzato. Alla proclamazione dell’Armistizio i reparti della Divisione parteciparono, distaccati a comandi di altre Grandi Unità, ai combattimenti avvenuti dal 9 al 12 settembre in Roma e nei dintorni. Fu sciolta ufficialmente il 12 settembre successivo.
1941-1943 Le altre Divisioni corazzate (134^ e 136^)
La costituzione della 134ª e 136^ Divisione corazzata rappresentò più un intenzione che un risultato. La 134^ non riuscì mai a nascere e la 136^ ebbe una vita esclusivamente nominale. Nessuna delle due ha un significato per la Specialità Carristi. Per questo motivo, pur prendendone nota se ne tralascia la sintesi storica.
1943-1946 I carristi nella Guerra di Liberazione e nell’immediato Dopoguerra
1051° Battaglione Carristi Autieri embedded nell’8^ Armata Britannica. Originato dal LI Battaglione Carri Leggeri – reparto di stanza a Taviano (LE) nel settembre 1943 e sopravvissuto agli eventi dell’8 settembre 1943. Dette origine alla compagnia Carristi Arditi (che fornì personale impiegato per operazioni particolarmente rischiose condotte all’interno del territorio occupato dai tedeschi) e al Centro di Raccolta Carristi organizzato per raccogliere il personale in afflusso dalle zone occupate. Detto Centro forrmò nel 1943-44 il 1051° Battaglione Carristi Autieri – al comando del Maggiore Michele Alterio – (che nell’Ordine di Battaglia della 8^ Armata veniva designato come 1051st Tank Battalion) incorporato nella 228^ Divisione, operante in supporto della Grande Unità Britannica al seguito della quale risalì la dorsale adriatica sino a Basiliano (UD) con il compito di provvedere al recupero e alla riparazione dei mezzi corazzati britannici,. Fu uno degli ultimi reparti ad essere sciolto (fine 1945) dopo la cessazione delle ostilità. Aveva una forza di 12 ufficiali e circa 322 tra SU e Tr. che continuarono a portare sulle proprie uniformi le mostreggiature rosso-blu dei Carristi… La storia di questo particolare reparto è ancora da scrivere.
1947-1948 Rinascita della Specialità
Il 1° ottobre 1947 si costituiva in Roma la Scuola di Carrismo nel cui ambito venne presto avviato il processo di ricostruzione della Specialità.
1949-1952 Dalla Brigata corazzata “Ariete” alle tre Divisioni Corazzate
Divisione corazzata “Ariete”
Il 23 maggio 1948, a Roma, si formò il Comando del Raggruppamento corazzato “Ariete” che il successivo 1º giugno assunse il rango di Brigata corazzata (foglio n. 1520/0rd./I del 7 giugno 1948 dello SME, Ufficio Ordinamento). L’unità, affidata al Comando del Generale Giorgio Liuzzi, fu in seguito trasferita a Pordenone, trovando lì la sua sede definitiva.
La ricostituita grande unità inquadrò dal settembre 1948 il 1° Reggimento Carristi che, il 1° aprile 1949, riassunse la più significativa denominazione di 132° Reggimento Carristi.
Dal luglio 1952 la Brigata “Ariete” iniziò ad assumere l’organico di Divisione corazzata.
Divisione corazzata “Centauro”
Il 15 settembre 1951 venne ricostituita a Verona, anch’assa con rango di Brigata, la Centauro che inquadrava il rinato 31° Reggimento Carristi con un in organico inizialmente il solo I Battaglione carri, (precedentemente formatosi a Casarsa della Delizia come III Battaglione del il 132° Reggimento e da questo subito ceduto al rinato 31°).
Dal luglio 1952, entrambe le Brigate corazzate iniziarono ad assumere gradualmente il rango ordinativo divisionale.
Divisione corazzata “Pozzuolo del Friuli”
Nel 1953 si costituì la Divisione corazzata Pozzuolo del Friuli, con sede a Civitavecchia che, per qualche anno, fu la terza divisione del nostro Esercito. Tale Divisione inquadrò il 4° Reggimento Carristi ricostituitosi il 1° gennaio 1953 in Roma, presso la città militare della Cecchignola e in seguito trasferito alla caserma “D’Avanzo” dell’Aurelia. La Divisione corazzata Pozzuolo del Friuli, a fisionomia carrista, rimase in vita soltanto sino al 1957 quando venne sciolta per motivi di bilancio; il suo 4° Reggimento carri rimase comunque in vita e, assunta la fisionomia organica di reggimento corazzato, fu trasferito a Legnano nel 1958.
