Nel settembre 1988 ai Giardini degli Alpini d’Italia di Biella è stato inaugurato il monumento in memoria dei Caduti Carristi 

DUE M47 PATTON PER I CARRISTI BIELLESI (1957)

(Articolo pubblicato su La Nuova Provincia di Biella del 21.03.2015)

Nel 2016 è ricorso il sessantesimo anniversario di fondazione della sezione biellese dell’Associazione Nazionale Carristi d’Italia.

«Fanti, alpini, bersaglieri, ed altre armi e specialità, hanno la loro grande popolarità fondata su gloriose tradizioni, radicate nelle storia risorgimentale d’Italia – scriveva nel giugno del 1957 “Eco di Biella” – I carristi, invece, sono fra le specialità più giovani del nostro esercito»: risale infatti al 1 ottobre 1927 la costituzione del primo Reggimento Carri Armati dell’allora Regio Esercito.

La storia dei mezzi corazzati italiani era invero iniziata circa un decennio prima (estate 1918), quando nell’ultimo scorcio del primo conflitto mondiale avevano fatto la loro comparsa nell’arsenale tricolore due esemplari di “Fiat 2000”, veicoli da 40t con un motore da 600cv, armati con un cannone da 65mm su torretta girevole e sette mitragliatrici; la conclusione delle ostilità giunse comunque prima che i carri potessero essere schierati al fronte.

Dopo quasi un decennio di sperimentazione della nuova arma, si arrivò alla nascita del Reggimento Carri Armati con sede a Roma, da cui dipendevano cinque Battaglioni carri armati.

Nel settembre 1936 il Reggimento fu sciolto e suddiviso in quattro nuovi reggimenti di fanteria carrista: il 1°, comandato dal colonnello Giovanni Casula, si insediò a Vercelli presso la caserma “Bava”.

Durante la Seconda guerra mondiale il reggimento prese parte alle operazioni militari sul fronte francese, cedendo poi alcuni suoi reparti ad altre unità impegnate nei Balcani e in Africa settentrionale.

Il territorio di Vercelli e di Biella rappresentò il principale bacino di reclutamento del 1° Reggimento: fu quindi naturale che già negli anni del dopoguerra i reduci sentissero il desiderio di riunirsi in un sodalizio, per perpetuare il ricordo delle proprie esperienze e la storia dell’arma, nonché per promuovere iniziative e manifestazioni.

Nella primavera del 1952 si costituì ufficialmente a Roma l’Associazione Nazionale Carristi d’Italia (A.N.C.I.).

Nell’ottobre dell’anno successivo ebbe luogo a Vercelli, presso la caserma “Garrone”, la Festa Carrista promossa dalla nascente sezione provinciale del capoluogo risicolo: nel corso della manifestazione fu inaugurato il Monumento al carrista, realizzato su iniziativa degli appartenenti al 101° Battaglione e definito dal generale Antonio Galleani, presidente del comitato promotore e futuro presidente regionale dell’A.N.C.I. piemontese, un «nobile atto di fraternità e di omaggio ai figli di Vercelli […]. Città che fu la culla e vita del carrismo, soprattutto nel ricordo del suo brillante I Reggimento».

Nel maggio del 1956 anche gli sforzi dei carristi biellesi giunsero finalmente a compimento: nel corso di una riunione presso l’autoscuola di Severino De Stefani fu infatti deliberata la costituzione della sezione cittadina.

Un paio di mesi dopo (luglio 1956) la decisione fu ufficializzata sui periodici locali: «I carristi biellesi si sono riuniti in associazione. In prevalenza reduci di guerra, molti dei quali portavano sul petto il segno distintivo del valore, hanno dato vita al nuovo sodalizio il cui battesimo è stato tenuto domenica mattina [15 luglio] nei locali del bar Biella in via Gramsci alla presenza del generale Antonio Galleani, presidente regionale dei Carristi d’Italia» (“il Biellese”, 17.07.1956); la quarantina circa di soci convenuti procedette poi all’elezione delle cariche direttive: il capitano Vincenzo Tini (ex ufficiale del 1° Reggimento) assunse la carica di presidente sezionale, assistito dal dott. Fidia Savio (vice presidente), da Severino De Stefani (segretario) e da Lanfranco ValeggiaRemo Sarasso e Aniello Smeraldo (membri).

Il generale Galleani si rivolse ai carristi biellesi invitandoli «a potenziare, attraverso una intensa attività la sezione, il cui programma futuro [doveva prevedere] importanti manifestazioni a carattere patriottico».

L’appuntamento che più stava a cuore alle “Fiamme Rosse” era la benedizione del labaro: l’idea era «di organizzare un grande raduno regionale di tutti gli appartenenti ai gruppi corazzati», con la partecipazione anche di reparti motorizzati dell’esercito che avrebbero sfilato lungo le vie di Biella.

Inizialmente fissata per domenica 30 settembre 1956, la manifestazione dovette tuttavia essere rimandata a data da destinarsi, probabilmente a causa della quasi contemporanea iniziativa della Federazione provinciale del Nastro Azzurro, una grandiosa “Giornata Azzurra” in onore dei decorati biellesi al valor militare che richiamò nella città laniera una nutrita schiera di reduci.

Il momento della consacrazione per i carristi biellesi arrivò comunque nell’estate del 1957.

Ai primi di giugno si tenne presso il Bar Biella (la sezione non aveva ancora una sede propria e i soci erano costretti a vagabondare tra bar e ristoranti o a riunirsi presso l’abitazione del presidente Tini) l’assemblea sezionale che indicò in sabato 29 giugno la data definitiva della cerimonia di benedizione del labaro.

Ampiamente pubblicizzata sui giornali locali, la manifestazione registrò una buona partecipazione di pubblico, incuriosito anche dalla presenza di due carri armati M47 Patton da 44t «giunti espressamente da Bellinzago assieme alla fanteria e al picchetto armato inviati dal comando della divisione Centauro» (“Eco di Biella”, 01.07.1957).

Il Comune di Biella era rappresentato dal sindaco Blotto Baldo, dal vice Aglietta e da una nutrita schiera di assessori e consiglieri comunali; oltre agli esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine, erano presenti il generale Materassi, vice comandante della Divisione “Centauro”, i pari grado Galleani e Ghioldi, presidenti regionali dell’A.N.C.I. piemontese e lombarda, il presidente provinciale del Nastro Azzurro, i rappresentanti delle varie associazioni d’arma, diversi ufficiali carristi in servizio attivo, le delegazioni delle sezioni A.N.CI. di VercelliNovaraDomodossola e Milano.

La cerimonia ebbe inizio alle ore 10 e 30 in piazza Duomo, con la messa al campo officiata da mons. Giuseppe Botta su un altare appositamente eretto di fronte al Battistero, ai cui lati si erano andati a posizionare i due Patton; seguì poi la solenne benedizione impartita al labaro della sezione biellese da don Eugenio Coppo, pluridecorato cappellano militare del 31°Rgt. Carristi, il quale suscitò un moto di commozione tra i presenti leggendo la preghiera per i “Caduti del deserto, del cielo e del mare”.

Ad accompagnare il vessillo in qualità di madrina stava Elisa Buffa Ajmone Marsan, sorella di Giancarlo Ajmone Marsan, a cui era stata intitolata la sezione carristi di Biella.

Il sottotenente di Cavalleria Giancarlo Ajmone Marsan, originario di Crosa, dopo essersi diplomato presso l’Istituto Tecnico Commerciale “E. Bona”, aveva trovato impiego nella ditta Guido Ajmone Marsan e C., importatrice di lana.

Rientrato in Italia dal Sudafrica nel 1940, alla vigilia dello scoppio del conflitto, aveva frequentato la Scuola allievi ufficiali di Cavalleria, divenendo poi istruttore dei mezzi corazzati presso la Scuola Superiore di Guerra di Salsomaggiore.

Era morto nell’aprile del 1943, all’età di 25 anni, in un incidente avvenuto durante un’esercitazione.

Dopo una breve introduzione del presidente Tini, spettò al generale Galleani pronunciare l’orazione ufficiale: «Egli ha esordito con i versi di Carducci dell’ode “Piemonte” indirizzati alla terra Biellese, e dopo aver ricordato che a Biella riposano le spoglie di quel grande che fu La Marmora, ha esaltato lo spirito di sacrificio della giovane arma dei carristi che, solo in 30 anni di vita, già tante pagine eroiche ha saputo scrivere per il bene della Patria» (“Eco di Biella”, 01.07.1957).

Al termine del discorso di Galleani, salutato da un lungo e caloroso applauso, si formò il corteo con in testa i due carri Patton, che sfilò lungo via Italia e raggiunse poi i Giardini Pubblici per rendere omaggio al monumento ai Caduti.

Nel pomeriggio la fanfara del 3° Bersaglieri si esibì in concerto di fronte alla “Fons Vitae”, chiudendo degnamente lo «spettacolo imponente […] offerto dai carristi in congedo biellesi» (“il Biellese”, 02.07.1957).

Nel 1973, dopo un periodo trascorso in via Ferrero, i carristi biellesi stabilirono la loro sede negli ampi locali di via Quintino Sella 51 (donati poi al Fondo Edo Tempia); nel settembre 1988 ai Giardini degli Alpini d’Italia è stato inaugurato il monumento in memoria dei Caduti carristi e ogni anno una rappresentanza della sezione biellese partecipa alla commemorazione sul Piccolo San Bernardo, dove si trova il monumento in onore dei carristi più alto d’Italia.

Quattro sono i presidenti che si sono succeduti alla guida della sezione in questi sessant’anni: Vincenzo TiniOscar Donati e Mario Nespoli; di Angelo Roncalli, scomparso a luglio 2015, meriterebbero di essere raccontate le vicissitudini affrontate durante il secondo conflitto mondiale, da combattente sul fronte nordafricano prima, da prigioniero in un campo francese in Algeria poi.

Un ringraziamento doveroso va al vice presidente Vincenzo De Vivo e al segretario Guido Rapa (anch’egli reduce di guerra), i quali hanno messo a disposizione il materiale documentale sulla storia della sezione, integrandolo con i propri ricordi personali.

Galleria Fotografica

Le fotografie provengono dall’archivio Lino Cremon, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella